Controlli prima del live
Checklist prima di pubblicare una campagna Google Ads
Una checklist operativa per controllare impostazioni, annunci, URL finali, conversioni e approvazione prima di mettere online una campagna Search o Performance Max.
Gli errori più costosi in Google Ads non sono errori di strategia. Sono impostazioni sbagliate che nessuno ha riguardato prima del live: una località lasciata al valore predefinito, un URL finale che risponde con un errore, un’azione di conversione mai testata. Si scoprono dopo, dalla spesa o dal cliente.
Questa checklist raccoglie i controlli da fare su una campagna preparata e non ancora pubblicata. È pensata per chi gestisce le campagne della propria azienda e per chi le gestisce in agenzia. Non sostituisce il giudizio di chi conosce l’account: lo rende ripetibile.
Come usare la checklist
Usala quando la campagna è completa e prima che qualcuno la approvi. Il momento giusto è il passaggio tra chi ha costruito la campagna e chi la mette online, anche quando sono la stessa persona: in quel caso, fai passare almeno qualche ora tra la costruzione e il controllo.
Due regole pratiche:
- ogni voce ha un esito esplicito, verificato o da sistemare, non “credo di sì”;
- i controlli che dipendono dal cliente o dal brand (prezzi, promozioni, tono) si fanno con il materiale aggiornato sotto gli occhi, non a memoria.
Se preferisci una versione da spuntare e stampare, trovi la stessa checklist nel kit di controlli pre-live.
1. Account e impostazioni di campagna
Account e cliente corretti. Con più account aperti nella stessa sessione è facile creare la campagna nel posto sbagliato. Verifica account, cliente e nome della campagna prima di qualsiasi altro controllo.
Obiettivo e tipo di campagna. Un obiettivo scelto per abitudine porta con sé impostazioni predefinite e suggerimenti che non corrispondono al brief. Rileggi il brief e confronta.
Reti. Quando crei una campagna Search, i partner di ricerca sono inclusi per impostazione predefinita. Non è un errore in sé: è una scelta che va fatta, non ereditata. Lo stesso vale per l’estensione alla Rete Display.
Località e opzione di targeting. Controlla sia le località incluse sia quelle escluse. Poi controlla l’opzione di targeting: l’impostazione predefinita, “presenza o interesse”, raggiunge anche persone interessate alla zona che non si trovano lì. Per un’attività locale è spesso la differenza tra il budget speso bene e quello speso altrove.
Lingue. Devono corrispondere alla lingua degli annunci e delle pagine di destinazione.
Budget giornaliero medio. Google può spendere in un singolo giorno fino al doppio del budget giornaliero medio, restando entro il limite mensile, calcolato moltiplicando il budget giornaliero medio per 30,4. Se il cliente ragiona in budget mensile, fai il conto al contrario prima di impostare la cifra. Verifica anche la valuta.
Strategia di offerta. Una strategia automatica senza conversioni misurate lavora senza segnali. Un CPC manuale senza limiti disperde il budget. La scelta dipende dai dati disponibili nell’account, non dalla preferenza del momento.
Date e pianificazione. Una promozione senza data di fine continua a spendere dopo la scadenza. Se la campagna è stagionale, imposta la data di fine adesso.
Dispositivi. Gli aggiustamenti copiati da un’altra campagna non valgono necessariamente per questa.
2. Struttura, parole chiave e annunci
Gruppi di annunci coerenti. Un gruppo che mescola temi diversi produce annunci generici. Un tema per gruppo.
Tipi di corrispondenza. Corrispondenza generica e corrispondenza a frase coprono ricerche molto diverse. Il tipo va deciso consapevolmente per ogni gruppo, non ereditato da un copia e incolla.
Parole chiave escluse. Senza esclusioni, le prime settimane spendono su ricerche che non volevi. Applica le liste condivise del cliente e aggiungi le esclusioni specifiche della campagna.
Annunci adattabili. Titoli duplicati, promesse non più valide e refusi vanno online con il primo click. Rileggi tutti i titoli e tutte le descrizioni, non solo i primi.
Blocchi. Ogni titolo bloccato in una posizione riduce le combinazioni che Google può provare. Usa il blocco per vincoli reali, come un claim obbligatorio, non per abitudine.
Asset a livello di campagna. Sitelink, callout e snippet devono essere coerenti con l’offerta attuale. Un sitelink che punta a una promozione scaduta è il primo errore che un cliente nota.
Testi e brand. Prezzi, promozioni e tono devono corrispondere alle regole del brand in vigore oggi, non a quelle della campagna precedente.
Per una campagna Performance Max, al posto di gruppi e parole chiave controlla i gruppi di asset: testi, immagini, loghi e, se previsti, video. Google consente fino a 15 titoli, 5 descrizioni, 20 immagini e 5 video per gruppo di asset. Un gruppo incompleto limita i formati e le posizioni in cui la campagna può essere pubblicata. Controlla anche i segnali di pubblico, i temi di ricerca e le esclusioni di brand.
3. URL finali e tracciamento
Ogni URL finale risponde. Apri ogni URL finale, non solo il primo. Una pagina che non risponde o che reindirizza altrove spreca click e può far rifiutare gli annunci per violazione dei requisiti della destinazione.
Dominio coerente. Il dominio dell’URL visualizzato deve corrispondere a quello della pagina di destinazione. Un reindirizzamento verso un dominio diverso rientra nella norma sulla mancata corrispondenza della destinazione.
Modello di monitoraggio. Se usi un modello di monitoraggio o parametri personalizzati, testali con lo strumento di test dell’URL prima del live. Un modello sbagliato rompe il link o perde i parametri, e te ne accorgi solo dai report vuoti.
Parametri UTM. Se aggiungi parametri a mano mentre il tagging automatico è attivo, verifica che lo strumento di analisi li legga come ti aspetti.
Coerenza tra annuncio e pagina. La pagina deve mostrare l’offerta promessa dall’annuncio. Annuncio e pagina che dicono cose diverse costano click e fiducia.
4. Conversioni e misurazione
Azione principale definita. Senza un’azione di conversione principale, la strategia di offerta non ha un obiettivo chiaro e i report non dicono nulla di utile.
Tag testato davvero. Un tag installato ma mai attivato produce zero conversioni. Fai un test reale, con una conversione di prova, e verifica che arrivi nell’account.
Consenso. In Europa la misurazione dipende dal consenso. Una pagina senza una gestione corretta del consenso misura male e aggiunge un rischio.
Obiettivi di campagna. Se la campagna ottimizza su un obiettivo diverso da quello del brief, i numeri sembrano buoni e il risultato no.
5. Approvazione e primi giorni
Una seconda persona. Chi ha costruito la campagna vede quello che voleva costruire. Un secondo sguardo vede quello che c’è.
Approvazione registrata. Chi ha approvato, quando e cosa. Senza traccia, dopo un errore nessuno sa cosa era stato approvato.
Stato iniziale. La campagna deve partire nello stato previsto, attiva o in pausa. Una campagna creata attiva per errore spende prima che qualcuno la riveda.
Fatturazione. Un metodo di pagamento scaduto o un limite di spesa troppo basso fermano la campagna senza avvisare chi la gestisce.
Controllo nelle prime 48 ore. I primi giorni mostrano gli errori che nessuna checklist intercetta: termini di ricerca inattesi, spesa anomala, annunci non approvati. Pianifica il controllo adesso, con un nome e un orario.
Cosa questa checklist non copre
Una checklist riduce gli errori di preparazione. Non dice se la strategia è giusta, se gli annunci sono persuasivi o se il budget è adeguato al mercato. Quelle restano decisioni di chi conosce il cliente e l’account.
Portare i controlli nel processo
Il problema di una checklist non è scriverla. È farla usare quando il tempo manca. Tre accorgimenti che funzionano:
- la checklist è una sola per tutti i brand o clienti, con una sezione breve per le particolarità del singolo;
- la compila chi prepara, la verifica chi approva: due persone, due momenti;
- l’esito resta scritto accanto alla campagna, non in una chat.
Quando questi tre punti reggono anche nelle settimane piene, il processo è pronto per essere portato dentro uno strumento. Fino ad allora, la checklist su carta o in un foglio condiviso fa il suo lavoro.
Fonti
- Google Ads Help, Informazioni sui budget giornalieri medi
- Google Ads Help, Informazioni sui limiti di spesa
- Google Ads Help, Opzioni avanzate per le località
- Google Ads Help, Informazioni sulla Rete di ricerca Google
- Google Ads Help, URL finali e modelli di monitoraggio
- Norme Google Ads, Requisiti della destinazione
- Norme Google Ads, Mancata corrispondenza della destinazione
- Google Ads Help, Creare un gruppo di asset Performance Max
Questi controlli, dentro la campagna.
In ADZTEKA i controlli fanno parte del lavoro: prima del live, con approvazione e pubblicazione tracciata. Dopo, l'Intelligence indica cosa migliorare.